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Problemi e soluzioni

Misurare e rilasciare un pesce sottomisura senza ucciderlo: come si fa, da terra e in barca

📅 17 October 2026✍️ di Redazione⏱️ 8 min di lettura

Quando si deve misurare e rilasciare un pesce sottomisura

Capita spesso: tiri su un pesce, lo guardi e ti sembra piccolo. In questi casi la prima cosa da fare è verificare se supera la taglia minima stabilita dalla legge. Se è sotto, va rilasciato. Questa regola vale sia in mare che in acque interne e la taglia minima cambia da specie a specie, ma anche (a seconda dei regolamenti) da zona a zona. Devi quindi misurare ogni volta che hai un dubbio e prima che il pesce inizi a soffrire troppo fuori dall’acqua.

Il rilascio corretto è importante anche quando sei impegnato in una pesca con rilascio obbligatorio, ad esempio in certi periodi di divieto o in specifiche aree protette, oppure se hai già raggiunto i limiti di cattura consentiti per quel giorno. Tutte queste situazioni obbligano a restituire il pesce vivo, e come lo fai fa la differenza tra dargli una vera possibilità e lasciarlo al suo destino.

Cosa serve per misurare e rilasciare un pesce sottomisura

  • Un metro rigido o semi-rigido: meglio se impermeabile e facile da leggere anche con le mani bagnate. Evita i metri a nastro morbidi, danno misure poco precise se si muovono.
  • Un paio di pinze a becchi stretti: per slamatore rapido e preciso, senza metterci le mani in bocca se il pesce ha denti o spine.
  • Un guanto leggero: aiuta la presa ed evita ferite, sia al pesce sia a te.
  • Secchiello d’acqua (meglio se grande): utile per piccoli pesci, ti consente di misurare senza togliere del tutto l’animale dall’acqua.
  • Una superficie liscia e bagnata: il piano su cui appoggiare il pesce per la misura deve essere umido e pulito; va benissimo una tavoletta in plastica o legno bagnato.
  • Un po’ di pazienza: misurare e rilasciare richiede calma, perché la fretta porta più danni che benefici.

Se peschi da una barca, tieni a portata anche un secchio per riportare il pesce a pelo d’acqua prima del rilascio. Da riva, vale lo stesso ragionamento, ma attenzione a scogli, sassi e a non far cadere il pesce sulla sabbia bollente.

Perché la procedura va fatta così

Quando un pesce viene catturato e portato fuori dall’acqua, subisce uno stress notevole: rischio di asfissia, danni agli organi interni, lesioni alle squame e burn (ustioni) sulla pelle più sensibile. Toccarlo a mani asciutte peggiora tutto, perché le squame perdono il muco protettivo e aumentano le possibilità di infezione. Anche manovre brusche, misure fatte al volo, strumenti inadeguati (come pinze troppo grosse o metri che si piegano) possono causare serie lesioni, soprattutto se si tratta di specie piccole come cefali o aguglie, oppure esemplari giovani di sarago, spigola (Dicentrarchus labrax) o trota (Salmo trutta).

Per legge devi restituire in acqua tutti i pesci sotto la taglia minima. Spesso, pero’, chi si accontenta di un’occhiata e rilascia senza misura può sbagliare: rischia multa e danno al pesce. Misurare bene serve innanzitutto a te: tenerlo pochi secondi fuori dall’acqua non lo compromette, ma un rilascio sbagliato vuol dire morte certa o quasi.

Se ti interessa sapere come cambiano le taglie minime dei pesci di mare oppure vuoi capire meglio quali sono le zone e i periodi di divieto, ti rimando agli articoli specifici: non sono valori unici e fissi, quindi è sempre necessario aggiornarli dalla fonte ufficiale (Capitaneria o Regione).

Come misurare e rilasciare un pesce in 7 passaggi (e le varianti da conoscere)

  1. Bagnare le mani e la superficie di misura: prima di toccare il pesce, immergi le mani e il metro (o la tavoletta) nell’acqua. Così proteggi il suo muco e limiti danni alla pelle.
  2. Prendere il pesce con la massima delicatezza: afferralo appena dietro la testa o, per i pesci allungati, verso il corpo centrale. Usa il guanto se necessario. Se si agita molto, appoggialo brevemente nel secchio o su una superficie bagnata.
  3. Appoggiare il pesce sulla superficie piana, con il muso appena toccante il “fermo zero” del metro: il metro va messo sulla tavoletta o sul piano bagnato. Il muso del pesce deve essere in linea con lo zero. Tieni il pesce fermo senza schiacciarlo, magari coprendogli delicatamente gli occhi (in genere si calma).
  4. Misurare rapidamente la lunghezza totale: la misura da prendere è quasi sempre quella totale: dalla punta del muso (chiusa) al punto più estremo della coda (pinna caudale). Se la specie richiede altro tipo di misura (alcune regioni hanno regole diverse, ad esempio “lunghezza alla forcella”), verifica sulla normativa. Mai premere o stirare la coda.
  5. Annotare subito la misura (se serve per il tesserino): in alcune acque interne, come per la trota, sei obbligato a segnare le catture su un tesserino. Usa una penna indelebile anche con le mani bagnate, oppure una matita grassa.
  6. Se il pesce è sottomisura, rilasciare subito: non perdere tempo per foto, aspettare che “riprenda colore” o altro. Rimettilo in acqua mantenendolo in posizione orizzontale e rivolto controcorrente, se in fiume o torrente. In mare, rilascia vicino a un ostacolo naturale, ma dove abbia spazio per nuotare via.
  7. Aiutare il recupero se vedi segni di stordimento: tieni il pesce con dolcezza e spostalo avanti e indietro nell’acqua, per far passare acqua fresca sulle branchie. Non lanciare mai il pesce in acqua dall’alto: rischia di subire uno shock o lesioni interne. Solo quando riprende a muoversi con forza, lascialo andare.

Variante: se hai catturato un pesce con ami senza ardiglione o hai usato la tecnica “catch & release” (presa e rilascio), di solito l’operazione è più rapida e il rischio di danno molto minore. In questi casi, se la specie lo consente (ad esempio cefali, orate, spigole), puoi anche misurare il pesce direttamente con un metro adesivo sulla canna o sulla barca, senza mai toglierlo del tutto dall’acqua, specie se hai barca bassa o stai pescando a spinning leggero.

Come si capisce che il rilascio è andato bene

  • Il pesce nuota via subito, con movimenti regolari: è il segno più evidente che ha ripreso coscienza e non mostra shock.
  • Non galleggia di lato: un pesce che resta a galla o gira su un fianco è quasi sempre stordito o leso gravemente. In questo caso, insisti a farlo “respirare” lentamente controcorrente, se puoi.
  • Non sangue abbondante dalla bocca o dalle branchie: se c’è emorragia importante, è difficile che il pesce sopravviva, ma se la lesione è minima può riprendersi.
  • Risponde agli stimoli: se si divincola quando lo lasci, o tenta subito la fuga, il rilascio può considerarsi riuscito.

Non sempre la ripartenza è istantanea, specie per pesci più “pigri” come il serra o grossi gronghi. In quei casi, può volerci qualche secondo. Quando puoi, resta a vedere com’è andata: non è solo cortesia verso l’animale, ti aiuta a capire cosa migliorare la volta dopo (per esempio nella fase di misurazione o rianimazione).

Cosa fare se il rilascio non funziona

Non tutto va sempre bene, anche seguendo la procedura. Se il pesce:

  • Non riprende conoscenza dopo qualche minuto di “rianimazione”
  • Mostra ferite profonde o perdita di organi interni (intestino visibile, occhio fuori dalle orbite, branchie lacerate)
  • Resta a galla e non riesce a riprendersi neanche aiutandolo

In questi casi, la sua sopravvivenza è purtroppo compromessa. Se la normativa lo prevede o c’è rischio sanitario, puoi portarlo via solo se la specie NON è protetta e le regole locali lo consentono anche per il sottomisura morto. Controlla sempre la normativa: in molte acque interne e per molte specie, il pesce sottomisura morto NON si può tenere, indipendentemente dal motivo della morte. In mare la regola generale è la stessa, ma i controlli variano molto da zona a zona.

Se la normativa non consente di trattenere il sottomisura morto, l’unica procedura prevista è lasciarlo in acqua. Non nasconderlo, non sotterrarlo: è l’unico comportamento regolare e anche più ecologico, perché altri animali ne trarranno nutrimento.

Consigli pratici per ridurre i danni già durante la pesca

  • Usa ami senza ardiglione, soprattutto se punti pesci a rischio rilascio. Si slamano più facilmente e danneggiano meno la bocca.
  • Controlla a monte la normativa sulla taglia minima e sui periodi di divieto: evita di pescare specie che sia probabile ti obblighino a rilasciare molti esemplari, specie se non sono robusti.
  • Prepara la strumentazione in anticipo: non cercare il metro dopo aver preso il pesce, ma tienilo già a portata nel fodero o nella cassetta.
  • Valuta di cambiare spot o tecnica se vedi che peschi molti sottomisura: in particolare, esca e dimensione dell’amo aiutano. Ami troppo piccoli prendono spesso piccoli, con rilascio quasi sempre obbligato.
  • In estate, misura e rilascia il prima possibile: temperature alte e sole sulle squame aumentano il rischio di morte.

Normativa: dove trovare dati aggiornati su taglie minime e rilascio

In sintesi: la legge obbliga a misurare e rilasciare correttamente i pesci sotto la taglia minima. Però il dettaglio (centimetri esatti, periodo di divieto, possibilità di tenere il sottomisura morto) varia per Regione, zona di pesca (mare o acque interne), specie. Non prendere mai a riferimento solo le tabelle online o i pareri sentiti al molo. Ogni anno tra le ordinanze possono cambiare centimetri, stagioni, limiti. I riferimenti ufficiali sono:

  • Sito della Regione: per fiumi e laghi, qui trovi la normativa aggiornata e il regolamento per i tesserini specie per la trota.
  • Capitaneria di porto: per il mare, aggiorna ogni anno la tabella con le taglie minime delle principali specie; lì è riportato anche se serve la licenza o meno, e cosa fare in caso di rilascio obbligatorio.
  • Associazioni locali: spesso hanno opuscoli o cartelli aggiornati con dati di facile consultazione (ma controlla comunque alla fonte ufficiale).

Per approfondire vedi anche gli articoli sulle taglie minime dei pesci di mare e su quando serve la licenza di pesca in Italia.

In breve: la sintesi sulle 5 cose che fanno la differenza

Passaggio Perché conta Errore più comune
Bagnare le mani e la superficie Protegge il muco e limita lesioni Afferrarlo a mani asciutte
Misurare sul piano umido e dritto Non stressa gli organi interni Stendere a terra o sulla barca asciutta
Non premere o tirare il corpo Evita danni alla spina e alle pinne Tirare la coda per “guadagnare” centimetri
Rilasciare subito dopo la misura Limita asfissia Fare foto o mostrarlo agli amici
Recuperare il pesce se stordito Aumenta le chance di sopravvivenza Lanciarlo via velocemente

Seguendo questa procedura riduci al minimo lo stress e la mortalità da rilascio. Lo scopo non è solo rispettare la legge ma anche mantenere il più possibile integro il patrimonio ittico per te e per chi pesca dopo di te.

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